Guida pratica

Pignoramento presso terzi: come recuperare dal conto, dallo stipendio, dai clienti del debitore

Lo strumento di recupero più efficace: pignorare le somme che altri devono al vostro debitore.

Aggiornata a ottobre 2026 · Studio Legale Schiaffino

Avete una sentenza o un decreto ingiuntivo esecutivo, ma il debitore continua a non pagare. Spesso non possiede immobili né beni di valore da mettere all'asta; però ha un conto in banca, uno stipendio, clienti che gli devono dei soldi. È lì che lavora il pignoramento presso terzi: si pignorano le somme che altri devono al vostro debitore, prima che arrivino nelle sue mani.

Cosa si può pignorare

  • conti correnti e depositi presso banche e Poste;
  • crediti verso i clienti del debitore, quando si tratta di un'impresa o di un professionista;
  • stipendi e pensioni, entro i limiti di legge;
  • canoni di locazione che il debitore incassa dai suoi inquilini;
  • altri crediti, come rimborsi o somme dovute da enti pubblici.

I limiti per stipendi e pensioni

Lo stipendio è pignorabile, di regola, nella misura di un quinto. Per le pensioni la legge lascia sempre al pensionato una parte minima impignorabile, pari al doppio dell'assegno sociale e comunque non inferiore a 1.000 euro mensili; sul resto si applicano i limiti ordinari. Se stipendio o pensione sono già stati accreditati sul conto prima del pignoramento, resta comunque protetta una somma pari al triplo dell'assegno sociale.

Come funziona, passo per passo

  1. Titolo esecutivo e precetto. Serve un titolo esecutivo, come una sentenza o un decreto ingiuntivo esecutivo, notificato insieme all'atto di precetto. Il debitore ha dieci giorni per pagare.
  2. Ricerca dei beni. Se non sappiamo dove il debitore ha il conto o chi lo paga, si può chiedere al tribunale l'autorizzazione alla ricerca telematica dei beni nelle banche dati pubbliche, compresa l'anagrafe dei rapporti finanziari.
  3. Atto di pignoramento. L'atto viene notificato al debitore e al terzo, cioè la banca, il datore di lavoro o il cliente. Da quel momento il terzo non può più pagare al debitore le somme pignorate: le deve accantonare.
  4. Dichiarazione del terzo. Il terzo comunica, di regola per PEC, quali somme deve al debitore. Se non lo fa, la legge prevede meccanismi che permettono comunque di andare avanti.
  5. Assegnazione. Il giudice dell'esecuzione assegna le somme al creditore, che le riceve direttamente dal terzo: in un'unica soluzione per il conto, mese per mese per stipendi e canoni.

Perché spesso è la scelta migliore

Rispetto al pignoramento di beni mobili o immobili è più rapido, costa meno e non richiede vendite all'asta. La sua efficacia dipende però dalla preparazione: scegliere il terzo giusto, al momento giusto, fa la differenza tra un pignoramento pieno e uno vuoto.

E se il pignoramento lo subite voi?

Se avete ricevuto un atto di pignoramento presso terzi, controllate subito che il debito sia corretto, che i limiti di legge su stipendio o pensione siano rispettati e che non siano state superate le somme dovute. Ci sono strumenti per opporsi o per chiedere la riduzione del pignoramento, ma i tempi sono brevi.

Avete un titolo ma il debitore non paga?

Scriveteci con il titolo esecutivo e i dati che avete sul debitore: valutiamo quale pignoramento ha più probabilità di successo e quanto costa, prima di iniziare.

Scrivi allo Studio

Questa guida offre un'informazione generale e non sostituisce un parere sul caso concreto. Le norme e i termini possono cambiare: per una valutazione della vostra situazione contattate lo Studio.

Chiama Scrivi